giovedì 23 ottobre 2008

Evaporati in una nuvola rock



6 commenti:

Octuagenario ha detto...

Beh, sei un gran cacciatore di perle, caro Sa.

Te ne racconto io una che può interessarti. L'altro giorno ascoltavo in tv un'intervista di Mollica a De Gregori, il quale raccontava che il Maestro agli inzi di carriera, quando pure era già famoso, si mostrava molto insicuro delle sue capacità musicali, tanto da chiedere sempre collaborazioni con altri musicisti. All'inizio dei Settanta chiese aiuto proprio a De Gregori, il quale ha confesato, in questa intervista che ti dicevo, che essendo lui di tradizione un po' anglosassone (Cohen e Dylan) probabilmente rovinò la purezza da tipico chansonnier francese di De Andrè, che da allora in poi avrebbe perso una certa "rotondità" musicale. In effetti se metto a confronto "Amore che vieni" per esempio con "Sand Creek", la differenza di sincope è notevole.
Certo è tipico della spocchiosità di De Gregori pensare di aver influenzato il Maestro :D

Sa ha detto...

Ma lui infatti agli inizi non ci credeva proprio e soprattutto non riteneva neanche immaginabile cantare davanti al grande pubblico. Io invece ho scoperto, vedendo un documentario su di Lui qualche giorno fa, che alcuni suoi amici-collaboratori affermano che addirittura, se lui non avesse avuto la necessità di restituire al padre i soldi del riscatto del sequestro del 1979, non avrebbe cantato così tanto in pubblico negli anni seguenti.

Sa ha detto...

Sul fatto che De Andrè abbia chiesto "aiuto" a De Gregori, se ne può discutere ma non so quanto sia corretto quantomeno dal punto di vista lessicale.

La collaborazione c'è stata ma io non ci ritrovo nulla di De gregori nella produzione successiva.

Diciamolo francamente, un altro livello Faber, senza nulla togliere a De Gregori!!

Octuagenario ha detto...

Allora, vado per righi:

1) de gregori ha usato proprio il termine "aiuto", e credo fosse lessicalmente adatto dal suo punto di vista perché disse che de andrè si sentiva musicalmente inferiore agli altri giovani cantautori in quel periodo. Attenzione: non ho detto che "era" ma "si sentiva". Almeno così racconta lui. Io te l'ho riferito proprio perché mi sembrava abbastanza curiosa questa cosa, ma non per sminuirlo, credimi, Fabrizio piace anche a me da sempre.

2) Anch'io trovo poca somiglianza: l'influenza di cui parlava lui era più che culturale che personale. I genovesi seguivano i francesi, che erano più melodici e lenti, mentre i romani seguivano gli anglosassoni, che erano più ritmici. Ora, effettivamente mi pare innegabile che dalla metà dei Settanta in poi De Andrè abbia fatto cose più vicine alla musica anglosassone. Che poi questo cambio fosse attribuibile alla collaborazione con de gregori è parso anche a me un po' presuntuoso da parte sua, l'ho detto.

3) Io non parlerei di "livelli". Non faccio una differenza in termini verticali ma orizzontali. Ovviamente sono molto diversi, ognuno eccelle nella sua tipologia.
Io come detto preferisco il folkstudio alla scuola genovese, ma ne faccio più una questione di emozioni che di qualità.

Sa ha detto...

Condivido.
Però io sul "livello" inteso come livello culturale continuo ad insistere.

Octuagenario ha detto...

Beh, se per livello culturale intendi l'uso di un registro più aulico e letterario sono d'accordo, tant'è che de andrè si studia nelle università, de gregori al massimo nei circoli di misterologia, visto il suo proverbiale ermetismo :)